26 agosto 2004
Stasera si sta bene. Non fa il fresco che piace a me, c’e’ ancora un po’ di umidita’ nell’aria e la casa tende ancora ad accumulare calore durante il giorno per cuocere i dormienti durante la notte. Ma nel lieve vento che viene dall’ovest si sentono gia’, a tratti, gli odori dell’autunno. Porta con se immagini di foglie in migrazione e prati arrugginiti. In realta’ non so se viene dall’ovest, non so nemmeno dove sia l’ovest. Pero’ mi piace, “il vento dell’ovest, che soffia dal mare…”. 10 punti a chi indovina la citazione, 100 a chi indovina la cover a cui pensavo. Coi punti non ci fate niente, non vi guadagnate nemmeno la mia stima. Come coi punti del supermercato o del benzinaio, non ci si prende mai niente di utile a meno di non mangiare come tritarifuiti o percorrere 2500 chilometri al giorno. Con me nemmeno c’e’ lo svantaggio di sapere i propri dati anagrafici schedati dagli imperi delle multinazionali, che vi trasformano in statistiche da 3×2. A me, non frega proprio niente delle vostre abitudini.
Chi non ha mai montato un mobile IKEA alzi la brugola! Visto, ci siete cascati tutti. Oggi ne ho montato un’altro. E’ stato il piu’ tosto. L’ho capito subito che sarebbe stato difficile, quando nella bustina delle viti, insieme a quella odiosa, inutile e fastidiosa brugola a doppia ‘L’ ho trovato un cacciavite a croce. IKEA che fornisce un cacciavite e’ come un avvertimento mafioso. Anzi, un commento pilatesco: “noi ce ne laviamo le mani”. Il mobile e’ un pezzo da cucina, con forno e piano cottura. Non chiedetemi il nome, che anche se fosse stata roba mia non avrei voluto saperlo, il nome. Danno i nomi alle confezioni di appendini ed alle buste di sei pomelli, nonche’ alle forbici. Ma ho l’impressione che litighino una settimana per dare il nome al figlio. E’ stato tosto, ed eravamo in due. All’ultimo c’erano da mettere viti in posti dove non arrivava l’avvitatore elettrico e nemmeno il cacciavite normale, solo il paffutello cacciavite nano di IKEA. E solo contorcendosi fino far passare una gamba dal vano cassetto, ficcare la testa nell’angolo in alto a destra e utilizzare l’avambraccio dal gomito al polso per manovrare il cacciavite ed applicare una torsione sufficente a mettere in moto un autobus. Attivita’ che ho lasciato con piacere al leggittimo proprietario di quello che comunque alla fine si e’ rivelato un bell’oggetto solido e stabile – seppur con i soliti paradossi geometrici caratteristici di IKEA: abbiamo rilevato come la pianta sia un trapezio con tre angoli di novanta gradi. Da un lato il piano superiore sporge piu’ che dall’altro, ma a percorrere col dito la sporgenza, ad un certo punto lo si vede sparire, probabilmente in qualche dimensione collaterale.
Io, casa mia, quando e se ne avro’ una, la faro’ molto semplice. Pareti bianche, armadi a muro bianchi, mobilia accessoria a scomparsa. Cosi’ quando vorro’, potro’ far sparire tutto e rimanere solo in mezzo ad una stanza bianca, come l’architetto di Matrix. Che le stronzate le dico gia’.
progettatamente,
Cthulhu
P.S. La CocaCola(TM), se tracannata fredda direttamente dalla bottiglia, genera rutti di durata prolungata e tonalita’ ribassate.
Rantolio in Tutto il resto |
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19 agosto 2004
“Voi italiani, vi vedete solo per mangiare”. Cosi’ ha detto una volta la compagna di un amico, di evidente origine estera.
Beh, e’ vero. Qualsiasi incontro collettivo che non sia strettamente legato al lavoro puo’ avvenire solo se nel menu’ e’ previsto un pranzo od una cena. O almeno un’abbondante colazione. Una precisazione: intendo “lavoro” come attivita’ necessaria alla sopravvivenza, oggi possibile esclusivamente col denaro. Rimanere otto o dieci ore in ufficio a tollerare attivita’ e colleghi inutili e’ lavoro, aiutare un amico che trasloca non lo e’. Perche’ per quanto riguarda l’ufficio si suppone si venga pagati. Se vi fate pagare pure dall’amico, avete capito qualcosa a cui io non sono ancora arrivato, oppure non avete capito un cazzo. Ed e’ molto piu’ faticoso, da ogni punto di vista, avere a che fare con esseri umani inferiori che non spostare pesanti scatole. A proposito, se serve una mano a montare mobili IKEA, pur non avendone nessuno di mio ho sviluppato una certa praticita’. Prezzi modici, risultati modesti.
Che si tratti di visitare un museo, ascoltare un concerto, vagare tra monti e pianure alla ricerca di paesini pittoreschi, salutare un amico lontano, la cosa puo’ aver luogo solo se, prima o poi o durante, ci si possa ritrovare tutti davanti ad un tavolo o suo facente veci – non esiste la via ma solo chi la divora. Sono esentate per ora le visite in ospedale ed i funerali, ma la globalizzazione americanoide portera’ soluzione a breve per i secondi. Poi saremo alla frutta, per di piu’ OGM.
Ma cos’e’ che spinge gli italiani a relegare ogni attivita’ sociale in secondo piano rispetto al nutrimento? Perche’ non ci sentiamo soddisfatti se una giornata in compagnia non si conclude con lo stomaco teso ed il mormorio di ruttini? Proviamo a trovare riposta a queste domande che, per essere meglio comprese, devono essere poste con l’inflessione di Alberto Angela. Ma state attenti a non gesticolare troppo, se hanno gia’ apparecchiato.
Anzi tutto, l’atto del nutrirsi in compagnia aumenta’ l’intimita’. La maggior parte della propria vita la si passa nutrendosi con la famiglia, in un ambiente caldo, amichevole, comprensivo. Sara’ capitato anche a voi di sentirvi in imbarazzo nel trovarvi da soli a cibarvi in bar o mense. In particolar modo vi sara’ capitato nelle mense universitarie o delle caserme, dove il senso di estraneita’ viene amplificato dai curiosi composti che vengono serviti in qualita’ di cibo. Un corteggiatore od un commerciale portera’ invece la propria vittima in un locale accogliente ove cibarsi insieme, nel tentativo di creare un legame intimo quanto piu’ prossimo a quello di una famiglia. Solitamente il trucco non riesce quando l’interlocutore viene da una stirpe di serial killer dediti al cannibalismo. Ma e’ dall’osservazione reciproca che avviene durante questi eventi e dalle confidenze che qui hanno luogo che si decide se la controparte e’ compatibile o meno, se proseguire o meno il rapporto, se arrivare o no al dolce. E’ interessante osservare che, seppure poco sfruttato, questo sistema torna utile anche per i colloqui di lavoro.
Quindi dobbiamo considerare la triste situazione dell’italiano odierno. L’Italia vanta il piu’ grande patrimonio culturale del mondo e lo sfrutta in frazione ridicola, nonche’ in modo demenziale. La storia passata dell’Italia e’ costellata di personaggi famosi ed intelligenti, inventori ed artisti, da un certo punto in poi ci sono solo politici che posso solo paragonare ai prodotti finali della tema di questo scritto. L’Italia vanta le donne piu’ belle d’Europa, che pero’ o sono vallette o sono gia’ impegnate o se la tirano che manco il tiro alla fune. Lo sport nazionale e’ diventato un malaffare tale che parlarne in pubblico oggi e’ considerata maleducazione. La politica interna e’ un corteo di buffoni, quella estera puzza di cadaveri lasciati marcire sulle strade. E’ inevitabile che le personalita’ fragili, posti ad una simile realta’, finiscano per divenire acolizzati, tossicomani o politici a loro volta. Ma l’italiano verace conosce per memoria atavica o per devastante collaudo i meccanismi della digestione, sa che deve abboffarsi finche’ la quantita’ di sangue necessario allo stomaco sia tale da lasciare il cervello sotto vuoto, e cadere quindi in catarsi ruttogenica allucinata. Il che permette anche di evitare inutili discussioni su argomenti irrilevanti, portati avanti da quei fastidiosi individui che si sottopongono ad auto privazione del nutrimento per poter apparire come mai non saranno.
L’unico vero vanto dell’Italia e’ la dieta mediterranea, ed e’ ormai solo in essa che l’italiano riesce a ritrovare la propria identita’. Fuga dalla realta’? Ricerca di mondi migliori? Tentativi per riempire i
vuoti dell’esistenza?
Ma alla fine, io che ne so! Mo me vado a fa’ du’ cucchiaini de Nutella, un bicchierino di liquore al cioccolato e poi a nanna. Se volete approfondire il delirio, invitatemi a pranzo.
ingurgitatamente,
Cthulhu
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5 agosto 2004
E’ tardo pomeriggio, decido di fare un salto al centro commerciale qui dietro per vedere se hanno un pezzo da computer (definizione a prova di mamma) che nei negozi non si trova causa ferragosto imminente. E’ qui dietro, mi ci vuole un dieci minuti ad arrivare, mi dico, con tutto che devo fare un pezzetto di raccordo. Arrivo allo svincolo, che a causa della terza corsia in fase di sviluppo e’ stato smontato e riadattato alla meno peggio. Davanti a me un mentecatto col finto gippone, status simbol della classe borghese ricca ed imbecille – quella che vota il mezzo duce per interderci. Fa una finta, sembra debba girare come me, poi ci ripensa e tira dritto. Mi lascia in mezzo alla strada, e sta arrivando un 600 appalla. Io mi fermo, magari si ferma pure lui. O se deve fare il fighetto, spazio per fare slalom c’e’. Invece quello viene dritto, finche’ si rende conto che sono fermo e sulla sua traiettoria e comincia ad inchiodare. Ma e’ tardi, ed io strappo via la leva del cambio nel vano tentativo di mettere la retro. BOOM. Ale’, adesso il bozzetto accanto al faro non e’ piu’ un problema, mo c’e’ da rifare tutto il davanti. Apro la portiera a calci, chiamo i vigili e mi rendo conto di aver dimenticato i documenti a casa. Chiamo a casa e faccio venire l’ansia a mia madre che me la trasmette per telepatia. Pero’ deve uscire a portarmi i documenti, con l’insperato aiuto di una vicina di casa. Il tipo dell’altra macchina sta bestemmiando ininterrottamente da 20 minuti, non vedo come dargli torto. Tempo un’ora ed il verbale e’ fatto. Si, sto bene mamma. No mamma, non lo so di chi e’ colpa. No mamma, non so quanto cosa rimetterla a posto – ma ho un brutto presentimento. Torno a casa, che per fortuna ancora cammina, il trattore, anche se il paraurti che struscia contro la ruota geme come il fasciame di una goletta in mare mosso. Decido di farmi passare i nervi lavando la stampante appena recuperata. Il tempo di piazzarmi in giardino e trasmettono “Diluvio universale in pillole”, in DTS con tanti subwoofer e pure l’effetto tempesta. Mi carico la stampante e come rientro in casa salta la corrente. Al buio, mollo la stampante e mi dirigo verso l’angolo tecnologico, con l’intenzione di spegnere tutti gli apparati prima che salti l’UPS. Come allungo il dito, come il polpastrello sfiora l’interruttore, l’UPS salta. E che? Torna la corrente e l’UPS non parte piu’. Dice che sono da cambiare le batterie. Ora. Mi tocca spostare il carrello con su tutti i macchinari, ricablando il possibile per scavalcare l’UPS. Per sicurezza sto scrivendo dal portatile, scollegato dalla rete e connesso in WiFi. Dovesse arrivare qualche fulmine ritardatario.
La serata e’ ancora lunga, spero che le divinita’ di moda in questo millennio decidano di volgere il loro sguardo altrove. Con tutta la buona volonta’, non mi sento di poter sopportare ancora per molto il loro interesse.
sopraffattamente,
Cthulhu
Rantolio in Tutto il resto |
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4 agosto 2004
Gia’, proprio cosi’. D’altra parte questo e’ un blog, lo strumento che per comune intesa permette di manifestare le proprie idee anche quando non se ne hanno. Volendo, e’ un po’ come le conversazioni senza alcun senso, spesso imarazzanti, che a volte hanno luogo tra persone che non si conoscono ancora cosi’ bene da poter stare assieme in silenzio. O come quelle che hanno luogo tra persone che si conoscono benissimo ma non hanno niente da dirsi. O ritengono di non avere niente da ascoltare. Insomma, io scrivo cose senza senso il cui scopo e’ manifestare me, voi leggete e subito dopo dimenticate. Pero’, a differenza delle vocalizzazioni, qui rimane traccia. Per cui, se mai un giorno gli venisse voglia, qualcuno potrebbe tornare a leggere nuovamente questo vuoto scritto e magari estrapolarne qualcosa. Probabilmente le sue intuzioni porteranno a risultati del tutto diversi da quelli che mi era prefisso. Sempre che me ne fossi prefisso alcuno. In genere io non mi prefiggo nulla, mi limito ad accettare le conseguenze. E sulle azioni che ad esse portano, non indago piu’ di tanto. Non mi sembra educato. Ma ogni tanto qualcosa nel blog ci si deve mettere. Una carrettata di caratteri ed una mescolata, altrimenti il blog si cristallizza. E col primo che lo tocca, si dissolve in polvere. Oh, non che questo blog abbia di questi problemi. E’ ancora poco di piu’ di un bit nel mare digitale, semmai rischia di morire annegato. Capite ora perche’ odio il mare, sotto qualsiasi forma? La montagna, invece. Immaginate un bit lasciato in cima ad una montagna che venga lasciato rotolare. Durante la discesa raccoglie tutto quello che trova sulla sua strada, crescendo sempre piu’. E quando arriva in fondo non e’ piu’ un bit, ma una creatura enorme, complessa, e per lo piu’ fuori controllo. Credo sia cosi’ che siano nati alcuni sistemi operativi. Ma tanto alla fine della montagna, prima o poi c’e’ il mare. Il loro destino e’ segnato.
Ma state ancora leggendo? Cavolo, mi spiace, ma io proprio non so che dirvi. E con un blob (ops, blog, volevo dire blog), anche tra persone che si conoscono e’ difficile stare in silenzio a guardare uno schermo che non cambia. Ma se proprio volete, rimanete pure. Io vado a leggere qualcosa.
preferitamente,
Cthulhu
P.S. Magari un giorno saro’ uno scrittore famoso. Poi un altro giorno, probabilmente successivo, moriro’. E qualcuno pubblichera’ un libro postumo con una raccolta di tutte queste profonde stronzate.
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