Nessuna garanzia.

30 settembre 2004

Ad autunno le foglie cadono. Pero’ cadono sempre in piedi, che la primavera successiva son di nuovo li. Io e’ da un po’ che non cado piu’. Continuo a sbattere contro spigoli e oggetti incautamente posti sulla mia traiettoria, ma chi ci rimette solitamente sono loro. Io al massimo mi rimetto alla decisione altrui, ma mai rimetto sull’ altrui vestiario. Pero’ faccio i ruttini, che finche’ sei bambino puoi permetterteli, quando cresci no. Quando sei bambino puoi far tutto, vomitare sulla spalla di uno sconosciuto, ruttare in faccia a papa’, farsela sotto mentre si e’ in braccio ad una conoscente. Da grande no, diventa maleducazione. Sento che dentro me c’e’ un bambino che vuole uscire fuori, lo lascio sfogare ruttando. Poi magari un giorno trovera’ un altro modo per esternarsi. Magari mi squarcera’ il ventre e saltera fuori zampettando felice sui suoi tentacoli. Eh, la gioia di essere padre. Ne ho sentito parlare, pure troppo spesso ultimamente. Se siete miei conoscenti, state attenti: pare che avere il mio nome nella rubrica del telefonino sia di recente favorevole alla fertilita’. No no, io non corro pericoli. Io non corro proprio, la mia religione me lo vieta. Mi fanno una pena, quelli che corrono perche’ hanno perso l’autobus, perche’ sono in ritardo ad un appuntamento, perche’ non si ricordano nemmeno come si fa ad andare piano. Piano piano, e se mi mettete fretta mi irrito. Divento intrattabile. Cioe’, piu’ del solito. Anche se non sembra, io sono estremamente intrattabile. Nemmeno con la malefica vecchietta ascesa dall’inferno dei candeggiatori. CHE CAZZO C’HAI DA LEGGERE, SI PUO’ SAPERE? Scusate, c’era uno che non la smetteva di sbirciare. Manco fossimo in metro. Ah, mo qui a Roma la metro A chiudera’ prima. Per tre anni smettera’ alle 21, cosi’ potranno fare i lavori di ampliamento/ristrutturazione/riempire-lo-spazio-con-attivita’-a-piacere, e potranno mettere i nuovi treni. Tutti fighettini, pieni di schermi informativi che i vandali faranno fuori in tre giorni si e no. Nel frattempo, il servizio verra’ svolto da un autobus notturno. Eh, voi l’avete mai preso un autobus notturno? Prima cosa, ci vuole tanta pazienza e ben calibrata, che senno’ uno rischia di sbroccare proprio mentre quello arriva, dopo un paio d’ore d’attesa. E se l’autista s’offende, capace vi chiuda le porte in faccia e vi lasci li. Poi, una volta saliti, bisogna avere stomaco robusto. O meglio, una molletta sul naso. Sapete quando barboni, derelitti, vecchietti e matti abbandonati prendono l’autobus? Di notte. Ma quello sarebbe il male minore, puzzano come carogne ma se ne stanno tranquilli. Anche se poi ad uno viene da pensare che di giorno ci si siede dove loro lasciano depositare i loro effluvi e fluidi durante la notte. Adesso non venite a dirmi che sono un insensibile egoista. Non posso fare niente per loro. Nemmeno per voi. Vi tollero tutti, no? Beh, quasi tutti, gli altri mi limito a sopportarli. Pure con i vari me, a volte faccio fatica. Anche se di solito loro non puzzano. Anzi, sapete che vi dico? S’e’ fatta una certa ora, e’ tempo di lasciare il campo a qualcun’altro.

commutatamente,
Cthulhu

Citazione.

24 settembre 2004

Quando un governo sente la necessità di promettere pace e benessere ai suoi sudditi mediante manifesti, bisogna stare attenti e aspettarsi il contrario.

Il ponte sulla Drina“, Ivo Andric, 1945

Eternità.

24 settembre 2004

L’uomo se ne stava rannicchiato, stretto nel lungo impermeabile lercio, cercando di imprigionare il calore che pian piano lo abbandonava. La pioggia ovattava i rumori, nel locale costruito con mezzi di risulta, sotto la prima arcata del vecchio ponte di pietra. Riflessi lattiginosi trasparivano nell’ombra che il cappello proiettava sul suo viso. Qualche ciocca di capelli grigi traeva in inganno circa l’età; l’uomo era invecchiato ma con poco tempo, aveva acquisito la morte ed era passato oltre. I suoi occhi non si muovevano, eppure nulla sfuggiva al suo sguardo. I movimenti brevi e nervosi del grasso proprietario della baracca, buia e triste. Le rade ombre di chi vi passava accanto. Le immagini che si rincorrevano senza sosta, sullo schermo appeso in un angolo. Le immagini. Non esistevano più immagini in grado di suscitare altre impressioni. Non vi erano più eventi capaci di emozionare ancora. Più nessun sentimento poteva nascere, arrivare ad altezze inenarrabili per poi trasformarsi in rimpianto. Lui aveva visto tutto, aveva ascoltato ogni cosa. Aveva vissuto ogni possibilità. Finché, quando niente era rimasto da aggiungere, le emozioni si erano livellate, anchilosate, estinte. I suoi sensi avevano allora cominciato a focalizzarsi in altro modo, inconscia ricerca di stimoli vitali. Col tempo, egli cominciò a percepire la verità oltre la materia e lo spazio. Vide quella che gli insoddisfatti chiamano anima, conobbe entità che gli ingenui credono dei, comprese l’esistenza di cio’ che gli ignari chiamano sogni. Poi continuò ad evolvere, spostandosi sempre un passo oltre, e giunse alla fine. Fece sua la proiezione ultima di ogni pensiero e realizzazione, percepì il tempo estendersi in tutte le dimensioni fino a sparire, fu quello che è quando niente può essere. Egli divenne parte del Nulla.

L’uomo rannichiato, stretto nel lungo impermeabile, sprofondava nel gelido abisso della consapevolezza. Mai la fine potrà raggiungerlo.

Come sarebbe il mondo…

21 settembre 2004

Avrete anche voi avuto il piacere di visionare il nuovo spot che Telecom Italia sta facendo girare di questi giorni in TV, protagonista Gandhi on line. Lo trovo quasi commovente, committente a parte, ma ritengo che quella che segue possa essere una versione piu’ realistica di come potrebbero svolgersi i fatti.

L’uomo sedeva sul pavimento, le gambe piegate sotto di se’. Il torso era nudo, l’esile petto esposto al mondo. Egli sedeva e meditava. Sei mesi prima aveva richiesto l’attivazione di Alice, da allora osservava senza odio la scatoletta arrivatagli il giorno successivo. Da allora aspettava che gli venisse portato il doppino telefonico. Quel giorno venne il tecnico.
“Dotto’, v’avemo portato er doppino! Ce deve scusa’ pe’ i ritardo, ma ‘a centrale piu’ vicina stava a 1500 chilommetri!”, esordi’. Quindi si mise ad armeggiare sulla scatoletta che per tanto tempo era stata osservata.
“Ma porca vacca!”, e scopri’ che non vi era portante.
“Dotto’, me spiace, ma mo er cavo ce sta, deve da esse che in centrale nun j’hanno fatto ‘a connessione. Mo ho aperto er guasto, je faremo sape’ quarcosa.”

Passarono i giorni e passo’ la stagione, l’uomo era sempre seduto, ad osservare la scatoletta che ogni tanto lasciava fuggire dei barlumi luminosi privi di convinzione. Riapparve il tecnico. Saluto’ e si rimise ad armeggiare con la scatoletta.
“Vacca troia, mo funziona dotto’!”, sentenzio’ soddisfatto.
“Lo sa che vi sono luoghi dove considerano le vacche animali sacri, caro amico?”, chiese l’uomo.
“Uh… beh, da’e parti mie se considera sacro iddio, ma mica che per questo…”
“Va bene, e’ cosa da nulla nell’immensita’ dell’esistenza mortale. Il computer e’ ora connesso?”
“Eh? E che ne so’, io devo fa funziona’ a linea, pe’r compiuter deve da chiama er nummero verde”, ed il tecnico se ne ando’.

Passarono altri giorni e si approssimo’ la stagione successiva, l’uomo ora sedeva al tavolo. Con la testa china verso il monitor, una mano accostata al volto, parlava:
“Si, la lucetta CARRIER e’ accesa ed ho gia’ riavviato il computer, tante volte quanti granelli di polvere cadono sulla mia testa in un giorno”, rispose all’helpdesk. Poi lo schermo divenne nuovamente blu, come il cielo limpido di una calda giornata estiva, e l’uomo chiuse gli occhi.
“Lei e’ sicura che quella che ho sia la giusta login, amica e sorella?”, volle sapere.
La risposta giunse irosa, l’uomo abbasso’ la cornetta e riavvio’ la macchina.

Il tempo non arrestava il suo cammino, l’uomo sedeva nuovamente sul pavimento e parlava. Parlava alla telecamera che, ingannata dagli echi, andava ad inquadrare l’angolo in alto a destra della stanza. Un colpo di tosse ben calibrato la riportava sul giusto soggetto. L’uomo parlava di fratellanza, di pace, di verita’ e del prossimo. Raccontava di mondi possibili, senza guerra, raggiunti con la pace. Parole cariche di amore per il prossimo e per l’esistenza si riversavano in Internet e raggiungevano il mondo. La telecamera zoomava sul pollice sinistro dell’uomo.

Una segretaria triestina osservava l’immagine dell’uomo muoversi sullo schermo del suo PC, cercando di ignorare il ritardo di circa cinque secondi nell’audio. Gli tornavano in mente film cinesi doppiati male, che ogni tanto trasmettono sulle reti locali.

Dei manager giapponesi ammiravano come un quadro famoso l’ampio schermo del portatile. Su di esso grossi blocchi quadrati si muovevano simile ad un videogame, lasciando trasparire di tanto intanto l’immagine di un pollice. L’audio era perfetto, ma loro non sentivano, rapiti dalle immagini.

Un’operaio francese vagava a zig zag per la strada, tornando sui suoi passi, chinandosi e sporgendosi. Rabdomante elettronico in cerca di copertura telefonica. Dal suo cellulare arrivavano a tratti fonemi disarticolati.

Un ragazzo americano ascoltava in cuffia bluetooth la saggezza. Osservava sul piccolo schermo del videotelefonino l’uomo che la emanava. Prima che potesse capire, fini’ il credito e la connessione venne terminata.

In India migliaia di persone erano in piazza. A causa della latenza dei satelliti, che ritrasmettevano il segnale avanti ed indietro dall’Italia, stavano ancora guardando le finali di cricket. Utilizzando una smart card pirata.

L’uomo concluse il suo discorso, rincuorato dalla speranza che tra tutti quelli che erano stati ad ascoltarlo potesse esservi qualcuno in grado di aiutarlo a riportare l’umanita’ lontano dalla strada della distruzione interiore. Spense il computer, felice di essere riuscito a portare il suo sogno in ogni angolo del mondo. Non sapeva che, sul suo vecchio PC, il software di elaborazione del video introduceva trenta minuti di ritardo sulla trasmissione del segnale. Quando spense il computer tutto quello che venne immesso nella rete fu il suo rituale della rasatura, comprensiva del momento in cui si taglio’ ed esclamo’ qualcosa di poco gentile sui parenti defunti di una certa vacca.

adeguatamente,
Cthulhu

Promemoria.

15 settembre 2004

Dopo Halloween e Santa Claus, ora gli USA hanno esportato un’altra ricorrenza: il 9/11. Fermiamoci tutti a compiangere commossi le tremila persone morte per i giochi di potere dei soliti ignoti. Visto che ci siamo piangiamo anche le altre migliaia di persone che dal ‘99 circa sono crepate sotto le bombe a stelle e strisce. Magari un pensiero anche al 6/8 che da cinquant’anni a questa parte ricordano solo i giapponesi. Forse pero’ e’ meglio non pensare troppo ai morti, che fa male, e’ meglio pensare che dopotutto qualche piccolo effetto collaterale puo’ venir perdonato se il fine e’ la giustizia assoluta, come insegnano i film di Hollywood.

Frattini s’e’ desto. E’ andato in Iraq dove acquisisce elementi, che non puo’ divulgare per ovvii motivi. Puo’ invece comunicare alla stampa araba intera, fiero e impavido, che giammai l’Italia si macchiera’ di infamia abbandonando l’alleato americano, alla faccia di tutti gli ultimatum. D’altronde siamo in missione di pace, anhce se deve essere bello tosto cercare di fare amicizia tra macchine che scoppiano e uomini che scoppiano e donne che scoppiano.

L’Alitalia ha trovato la soluzione alla crisi: vi pago uguale, lavorate di piu’. Com’e’ che alla FIAT non c’han pensato subito? Spero di aver preso il treno il giorno che un pilota rincoglionito dal sonno decidera’ di atterrare su un centro commerciale.

Putin, forse ispirato dal suo amico italianano in bandana, propone modifiche costituzionali finalizzate al ripristino della monarchia. Forse non ricorda cosa successe all’ultimo zar. Gli americani hanno gia’ cominciato a blaterare di democrazia, scommettiamo che di bombe stavolta non ne parlano?

appuntatamente,
Cthulhu

OSCR WordPress