E mo manco i trenini?

25 aprile 2006

Suppongo che tutti voi, voi tre che mi leggete, da piccoli siete stati stregati da un plastico in scala H0. Tutti voi avete progettato di far passare per ogni dove binari e realizzare un giocattolo meraviglioso con cui simulare attentati dinamitardi – gli Addams insegnano. Col tempo ben pochi di noi hanno poi trovato il tempo, i soldi e sopratutto lo spazio necessari a realizzare un sogno simile. Pero’ il sogno è rimasto.

Ed oggi mi tocca leggere questo. Cioè, un tipo ha realizzato un software gratutito utile a controllare un plastico controllato da computer. Arriva una casa produttrice di libri e software per plastici, la KAM e da bravi avidi statunitensi nevrotici, che ti pensano? Che loro hanno il brevetto per fare sotfware per controllare plastici. E allora tanto vale praticare un po’ di terrorismo burocratico nei confronti di chi è un po meno avido e ricco, chiedendo dei danni per cifroni che, a guardare il sito da accattoni che si son fatti, non credo abbiano mai visto in vita loro (tant’è che dopo qualche click è diventato irragiungibile, poveretti).

Nemmeno il diritto di sognare abbiamo più, se questo infrange il brevetto di qualche povero infelice. Ma voi potete farmi un favore: tornando a in ufficio, nei prossimi giorni, troverete i vostri colleghi ed amici sostenitori dei brevetti. Date loro una capocciata, e dite: “Questa è la capocciata di Cthulhu”.

parafrasatamente,
Cthulhu

L’estate è prossima!

16 aprile 2006

Direi che è ora di iniziare a narrare quanto avvenuto in quella passata! Però ora non ho molta voglia di scrivere: mi limiterò agli scarni commenti in coda alle immagini.

visionatamente
Cthulhu

P.S. Nel caso i principi del web vi siano ostili: fate click su questa frase.

Ma che culo!

13 aprile 2006

Capita così che devo uscire al volo per andare dal fotografo a prendere le foto, quelle foto inutili che si fanno quando si compra una nuova macchina, cioè, usata ma nuova, poi tirar fuori la macchina, quella che si guida intendo, per cambiare le spazzole dei tergicristalli prima che i solchi sul vetro comincino a svolgere la stessa funzione dei solchi sui dischi in vinile, potrei scoprire di aver registrato la voce dei defunti, quelli che ho tirato sotto.

A metà strada del ritorno mi tasto il fianco che pare stia suonando il cellulare. Lo tengo attaccato alla cintura, in una custodia orizzontale da pochi, si fa per dire, euri. Che ha cominciato a scucirsi su di un lato, ma vatti a ricordare di comprarlo. Così, mi tasto il fianco, e trovo la custodia vuota. Opporc. Faccio mente locale. Magari l’ho lasciato a casa. Eh si, mi sa che è rimasto li sullo scaffale. Come potrete immaginare, il resto del tragitto si è svolto nel vano tentativo di richiamare alla memoria avvenimenti mai registrati, nell’altrettanto vano tentativo di rassicurarsi che il costoso e maltrattato oggetto ci attende bello li, sullo scaffale.

Ma a casa, sullo scaffale, non c’è. Mapporc. Ed inizia il frenetico tastamento alla ricerca dell’oggetto scomparso. Non trovo niente, in nessuna tasca. Mavvaff. Mi fiondo alla porta, magari m’è scivolato fuori dal fotografo e magari sta li che mi attende. Sto per uscire, e chi ti sbuca fuori da una piega della felpa, incastrato tra il risvolto in fondo e i pantaloni?

Maccheculo!

Però la volta che ho avuto veramente culo è quando ad un edicola, invece di mettermi il portafogli in tasca, l’ho di fatto buttato per terra. Ed una signora m’ha chiamato, quasi riconrrendomi: “Signore, signore, le è caduto il portafogli”. L’edicola è quella a Roma, di fronte al binario 12, stazione Termini.

fulminatamente
Cthulhu

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