Identificazione coso.

29 ottobre 2006

Tra i vari souvenir portati indietro dal lontano paese che ha la fortuna di incappare nella religione cristiana solo come sporadica curiosità, vi è anche questo:

Il Coso

Questo coso ha un nome, mi ero fatto spiegare anche quale fosse il suo mestiere. Ma è stato comprato nei primi giorni, tempo di tornare non ricordavo più ne come chiamarlo ne cosa fargli fare.

Qualcuno sa aiutarmi a re-identificarlo? :)

smemoratamente,
Cthulhu

Nikko.

25 ottobre 2006

Non ve ne siete accorti? Eppure erano in linea da un po’! Come? Stavate a fa’ i vaghi per evitare pure ’sta carrettata de robaccia? E invece mo’ v’a pijate tutta, tié!

Nikko si presenta al turista che arriva in treno come una città d’altri tempi. Sembra una delle ricostruzioni che ad Osaka e Tokyo rinchiudono in un piano di qualche edificio. Forse, tra le visitate, quella con l’atmosfera più classica persino se confrontata con Kyoto. Qui a Nikko è il più spettacolare conglomerato di templi del Giappone, immersi nel verde sapientemente armonizzato con le strutture lignee; qui la parata completa di ogni divinità esistente, poste a guardia dei fabbricati. I quali non lesinano in decorazioni dai mille dettagli e colori, che a documentarle tutte non basterebbe l’archivio dischi di Google. Qui è possibile assistere ai rituali delle due principali religioni – o varianti della stessa religione, non ho ben capito – del giappone: buddisti e scintoisti. A volte composti e formali, quasi spogli, a volte colorati e movimentati, con rapide cantilene scioglilingua utilizzate a mo’ di benedizione tra gli incensi. C’e’ il tempio con la stanza del gatto che dorme, sfuggitaci, e quella col drago che piange, dove un adepto (monaco?) sfrutta eco ed acustica sbattendo un paio di legni quadrati per ricreare suggestive illusioni che paiono infondere vita al grande drago dipinto sul soffitto. E per fortuna che non mi è scappato il ruttino. Ci sono elefanti e leoni e samurai. Tra i fedeli che affidano le loro preghiere agli appositi stendini, qualcuno ne approfitta per sposarsi.

Il lato negativo c’è. Dopo aver visitato Nikko, non avrete più voglia di vedere alcun tempio per il resto del soggiorno. Overdose da spiritualità, ed in realtà tutti gli altri al confronto paiono stilizzati.

Nelle foto 024 e 024b le tre scimmiette scimmiottate in tutto il mondo; “Non sento, non parlo e non vedo il male”. Che poi son state un po’ travisate.

Le ultime tre foto ritraggono una cabina di funivia riciclata in cabina telefonica, però non più in servizio, eh; una caserma di pompieri che mi ricorda tanto i loro cartoni animati (maddai!) e la pubblicità del passatempo nazionale: dormire. Si si, guardate bene, in tutta la fila non ce n’è uno che sia sveglio. Saranno stati 40 minuti manco di treno, ma il giapponese saggio dorme non appena può.

Bene, prossima ed ultima puntata: Tokyo. E se non trovo un buon modo per sfoltire, vi arriva il colpo di grazia da 450 foto.

massivamente,
Cthulhu

La solita storia de noantri.

16 ottobre 2006

Prima c’erano li papi a fa’ danni, ma da quanno ce stanno li sindaci, nun e’ che le cose vadino morto meglio. Anzi, che pure li papi ce stanno a riprova’.

Pora Roma.

http://www.carmillaonline.com/archives/2006/10/001973.html

sconsolatamente
Cthulhu

Kyoto.

12 ottobre 2006

Come forse i più assidui dei miei fan avranno notato, già da qualche giorno sono online le foto di Kyoto. No? Nessuno? Vabbè, c’ho i fan virtuali. Quindi nessun problema a scaricarvi addosso quest’altra carrettata di scatti.

Kyoto è la capitale culturale del Giappone, le abbiamo dedicato ben due giornate. La prima l’abbiamo passata in mezzo alle scimmie. In cima ad un colle, convertito a parco naturale, una certa varietà di quadrumani è libera di vagare e vivere come meglio crede. Quali varietà non so, a me parevano tutte uguali. L’unica gabbia che c’era era per gli umani, dal cui interno si dilettavano a passare noccioline e fare foto. E a rinfrescarsi, che se ci sono due sentieri per salire, uno al fresco ed uno torrido, è inevitabile che il gaijin finisca su quello torrido. Le scimmie sono abituate agli umani, li considerano utili macchine da noccioline. Anche se a stargli troppo appresso gli rodono un po’.

Scesi dal colle, gironzolando tra i congolmerati di templi immersi tra il verde, passando tra foreste di bambù, ci siam trovati in un cimitero. Un cimitero che si arrampica su per il colle, dove tombe antiche, che sembrano essere state scoperchiate e richiuse più volte, si spera non dall’occupante (foto 053, 054), si affiancano a versioni moderne e linde sullo stesso modello (foto 057). Colti sul posto da un temporale ci ripariamo a valle, nei pressi un tempietto piccolo e spoglio ma con un’interessante collezione di sassi cameriere (foto 065). Riusciamo persino ad intrufolarci in un giardino Zen lasciato incustodito, dove scoviamo una deserta baita Zen posizionata al centro di un lago Zen (foto da 073 a 079). Rubiamo qualche immagine e facciamo un’aria molto Zen, nel caso ci dovessero scoprire.

Il secondo giorno (che poi è stato due giorni dopo, in mezzo abbiamo infilato una pausa a base di negozi di computer e macchine fotografiche digitali) lo si è dedicato al tempio col giardino Zen di pietre, con gli operai seduti sui prati intenti a strappare a mano l’erba fino a falla sembrare muschio, ed il tempio dorato, con il tiro a segno al buddha di pietra con le monetine, che o c’hanno una mira molto scarsa, oppure porta sfiga a centrare la ciotola.

Si è poi passeggiato un po’ per la città, fino ad arrivare al parco con la strada piena di negozi, in realtà riscotruzione o conservazione di un’era passata, per la gioia dei turisti. Ma era tardi e stavano chiudendo, giusto il tempo di intercettare una gheisha con l’accompagnatore convinto, per poi finire in un’altro quartiere interamente ricostruito, tutto di legno e senza insegne elettroniche o elettriche (a parte le lampade, che con le torce capace bruciavano tutto un’altra volta), posizionato accanto alla scuola delle gheishe – ed infatti ne intercetto altre tre. Che siccome io ho problemi con la gente, ed i giapponesi non è che siano poi così espansivi, mi venivano i blocchi mentali a chiedere di mettersi in posa, quindi ho rubato delle foto al volo.

timidamente,
Cthulhu

OSCR WordPress