Tangenziale.

26 novembre 2006

Tarda sera, il traffico è sparso. Le strade bagnate mi abbagliano dai fari delle auto che vanno verso il passato. La notte è nitida, senza stelle ne luna, solo lampioni e fari alogeni.

Il lampo memorizza l’istantanea in bianco e nero, priva di dimensione, la strada, l’auto che è di fronte, il cavalcavia poco più avanti. Poi viene l’immondo rigurgito della tempesta, lo squassante rintocco di immense campane bronzee che rotolano giù verso il mondo vomitando batacchi di piombo.

Piove, e non c’è altro. Il mondo è chiuso in una bolla crespa di colori sparsi. La radio è squittisce soverchiata da tamburi di lamiera ed acqua. La strada è un fiume ed io navigo lento nel mio guscio tiepido, antico animale che non comprende il malessere della Dea Madre.

Luce istantanea a risoluzione infinita, in un frammento di ricordo percepisco ogni microscopico dettaglio del mondo. Il manto trottante mi ricaccia nella grotta. Cerco le campane, ma non rispondono.

Nel passante sotterraneo è quiete. Le lamiere riflettono i fari giallastri appesi alle pareti. L’asfalto è nero e silenzioso. La radio emette scariche elettrostatiche.

Oltre il corridoio trovo la notte e le stelle.

ritornatamente,
Cthulhu

Tokyo – parte prima.

3 novembre 2006

Talmente tante sono le foto scattate a Tokyo, che se pensavate che con questa si chiudeva la faccenda, beh, rimarrete delusi.

Oggi facciamo un giro completo della città. Completo fin dove sono arrivato io, s’intende. Le prime due immagini sono il fantastico panorama che era possibile osservare dalla camera dell’albergo che ci ha ospitati. Non fatevi ingannare, se pure di fascia bassa era un bel posticino pulito e conveniente ed eventuali effetti collaterali dovuti alle radiazioni elettromagnetiche… beh, dovreste vedere la mia camera a casa!

Un salto ad un interessante museo dove, oltre alle vecchie abitazioni ricostruite che ormai ci sono familiari, si trovano una serie di giochi delle epoche passate. Tutti utilizzabili, tanto che c’erano gruppi di ragazze, giapponesi, che sembravano venute li apposta per farsi un torneo a qualche specie di dama.

A passeggio per le strade, tra templi che sfociano in mercatini immersi tra grattacieli, vecchi negozietti immersi nei palazzi e operai dalle divise colorate che gestiscono il traffico pedonale. Una sosta davanti ad uno di quegli alimentari tutto-fare aperti notte e giorno per curiosare tra la gente che passa, poi una vecchia locomotiva a vapore parcheggiata in una piazza. Li dietro Akihabara, la strada elettronica di Tokyo che però risultà più asettica ed impersonale del piacevole marasma che invece abbiamo trovato nella Den Den Town di Osaka. Gli aerei passano bassi tra i palazzi intorno al museo della scienza, e niente di più normale che trovare un piccolo museo dell’auto all’interno di un centro commerciale, ovviamente dotato di area ristoro e vendita modellini.

Si dice che passando per i 100 Tori posti tra l’entrata e l’uscita dell’omonimo tempio, al centro della città, ci si purifichi lo spirito. Noi mi sa che siamo entrati dall’uscita e viceversa, chissà come sta ridotto ora il mio già perverso spirito.

Foto 080: qui i massoni non si vergognano. Segue la versione in scala della Torre Eiffel, qui chiamata con fantasia Tokyo Tower. In realtà una bieca trappola per turisti, per arrivare in cima tocca sborsare una quantità di yen eccessiva persino per i loro standard. All’interno negozi e negozi.

Ci imbattiamo in una specie di sagra di paese, qui ristretta ad una strada opportunamente chiusa, con chioschi di cibarie che si presume perlibate e suonatori di strumenti tradizionali.

Il palazzo dorato (foto 100, 101 e 102), ottimo per fare esercizio di fotografia, è la sede di una delle principali produttrici di birra del Giappone. Rappresenta un bicchierozzo di birra dorata, con tanto di schiuma bianca in cima. Quello basso con lo sbuffo è invece una tazza di cappuccino fumante, dicono i compagni di viaggio.

Foto 109: non è un videogioco. E’ la demo di un GPS, nella loro versione.

Facendo attenzione ai risciò, che qui si aggiungono alle biciclette con l’intento comune di sterminare i pedoni, un’ultimo giro tra piccoli negozi dall’aria colorata, a volte nostalgica, a volte caotica, un’ultimo sguardo alla baia e con un bel brindisi ci si saluta.

Nelle prossime puntate: il palazzo imperiale, il museo della scienza, lo zoo e la vita notturna della capitale.

guidatamente,
Cthulhu

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