STANNO GIÀ COMINCIANDO AD ABOLIRE LE ELEZIONI

7 marzo 2010

In pratica le hanno già abolite in Lazio e in Lombardia. Addio regole uguali per tutti, ora per forza deve vincere il partito al governo. Anche
il primo fascismo cominciò così. Difendiamo la costituzione, difendiamo la nostra Repubblica, e creiamoci dei dirigenti nuovi e giovani, capaci non solo di gridare forte o di fare le primedonne ma di vincere concretamente e realmente questa lotta

Formalmente, anche sotto il fascismo si votava. Si votava ma a modo loro, con elezioni fasulle da cui il governo usciva automaticamente vincitore. Le elezioni, di fatto, erano state abolite, ma senza dirlo.

Oggi il governo italiano ha abolito le elezioni regionali in Lazio e in Lombardia.  Formalmente si vota ancora, ma non sono più vere elezioni, con regole uguali per tutti. Sono “elezioni” alla Duce, alla Putin o alla Gheddafi, di cui non a caso questo governo è l’unico amico. Esse non hanno dunque alcun valore legale e gli “eletti” che ne risulteranno faranno bene a evitare di arrogarsi poteri dello Stato.

In questa situazione, delicatissima e pericolosa, i cittadini debbono restare saldi attorno alla loro Costituzione e prepararsi a difenderla in
ogni caso. Le forze politiche democratiche debbono prendere in ipotesi l’eventualità di un “impeachment” – cioè di una messa in stato d’accusa -
del capo del governo, che ha travalicato i suoi poteri. E’ sbagliato e puerile, e certamente utile al duce, prendersela in questo momento col re,
che pure certamente ha sbagliato.  L’obbiettivo di tutti dev’essere la messa sotto accusa del responsabile formale dell’attacco allo Statuto, ieri
Mussolini e oggi Berlusconi.

* * *

E’ difficile che la sinistra attuale, con tutte le sue buone volontà e le sue piccinerie, sia in grado di portare avanti con successo una simile
lotta, a cui non è preparata. Qua non si tratta di gridare più forte, di sopraffarsi a vicenda – ognuno per conto suo, e con vanità da prime donne – per poi  lasciare tutto come si trova. Si tratta di affrontare problemi come il rifiuto d’obbedienza, la resistenza collettiva e civile agli ordini
illegali e il dialogo operativo coi funzionari lealisti, civili e militari.

Non credo che un Di Pietro, un Veltroni, un D’Alema,un Bersani, o anche un Vendola  o un Ferrero (che hanno ancora sulla coscienza quasi un milione di voti dispersi per puntigli infantili) possano essere i nostri leader in questa lotta. Dobbiamo tollerarli sì, non affrontare il problema che essi costituiscono proprio ora. Ma è chiaro che con loro non si può vincere, ma al massimo sperare di resistere un altro poco.

* * *

Per fortuna, la sinistra comincia ad avere un altro filone di dirigenti, provenienti – come dice don Ciotti – “da un’altra falda”. E sono quelli del
movimento viola (se staranno attentissimi a non produrre leaderini, e a tener fuori i leaderoni esterni), quelli dell’antimafia (il più duraturo e
il più avanzato in termini sociali fra i movimenti degli ultimi vent’anni) e soprattutto quelli, parte italiani vecchi e parte nuovi, che hanno
organizzato il Primo marzo.

Se tutti costoro diventeranno coscientemente e compiutamente “politici”, se non rifuggiranno dall’assumersi le loro responsabilità (che sono sempre più proprio “di partito”), se sapranno ispirare alle persone comuni fiducia e ammirazione e non paura,se sapranno dialogare coi pezzi di sinistra basati ancora sulla lotta sociale (praticamente quasi solo il sindacato), se non saranno né prime donne né vanitosi, se sapranno coordinarsi efficacemente al loro interno e fra di loro, se sapranno imparare, se… – allora, amici miei, potremo dire che un’altra sinistra, vera e vincente, è davvero nata, e che lo sfacelo della vecchia non sia che un episodio dovuto.

* * *

Io sono convinto che tutto questo stia accadendo davvero, e che tutte le caratteristiche di questi compagni nuovi (comprese quelle negative)
ricordino moltissimo quelle dei fondatori della prima sinistra, quella dei socialisti dell’Ottocento.

E come i compagni di allora non lottavano semplicemente per i diritti ma anche contro regimi autoritari e feroci (lo zar, il kaiser, le varie
monarchie assolute), così oggi ci troviamo davanti, fra i vari problemi, anche quello di un assolutismo in forma nuova, di un repubblica attaccata dai nobili, di un egoismo sociale sempre più feroce.

Eppure – poveri individualmente ma immensamente forti se ci uniamo – siamo certi di farcela, assorbendo persino le debolezze e le periodiche rese dei nostri “centrosinistri” compagni di cammino.

Riccardo Orioles

Fonte: Ucuntu N.69

Non consideriamolo normale.

18 gennaio 2010

di Riccardo Orioles - 18 gennaio 2010

http://www.ucuntu.org/Non-consideriamolo-normale.html

La pulizia etnica di Rosarno, cioè l’allontanamento forzato, con la minaccia delle armi e per opera della ‘ndrangheta, di tutti gli individui di pelle scura da un dato territorio della Repubblica Italiana, è stata una notizia per due giorni. Al terzo giorno dei fatti di Rosarno si parlava:

- al quinto posto, nella gerarchia degli argomenti, su www.repubblica.it;

- al sesto posto sul www.corriere.it;

- in modo analogo su tutti gli altri siti giornalistici “ufficiali”.

Una settimana dopo le prime fucilate e sprangate contro i neri, cioè, gli italiani erano già ridiventati “brava gente” e, la situazione era, come si dice, tornata “sotto controllo”. A Rosarno c’è stata addirittura una manifestazione ufficiale, gestita dalla ‘ndrangheta, per dire che i rosarnesi non sono razzisti. Uno striscione contro la mafia, portato dalle ragazze del liceo, è stato fatto chiudere dagli organizzatori.

Nessuno degli organizzatori o partecipanti alla manifestazione eversiva, per quanto ci risulta, è stato arrestato. Né lo è stato alcuno degli organizzatori e esecutori del pogrom, che è stato una vera e propria ribellione, penalmente perseguibile, contro i poteri dello Stato. Nei primi anni Settanta, sempre in Calabria, la molle prima Repubblica mandò poliziotti e soldati a stroncare, volente o nolente, il “boia chi molla”. Ma erano altri tempi e c’era ancora uno Stato

Tutto ciò è vergognosissimo per i funzionari di polizia, per gli ufficiali dei carabinieri e per tutti coloro che, avendo giurato fedeltà allo Stato, in effetti l’hanno tradito lasciando che il potere statale venisse violentemente usurpato, in quei giorni e in quei luoghi, dai boss mafiosi.
A loro parziale discolpa sta il fatto che gli ordini erano quelli: il governo non era interessato a esercitare la sua potestà, delegandola di fatto – per clientelismo politico e solidarietà ideologica – ai mafiosi. Un piccolo otto settembre, con tutto il suo corredo di piccole vigliaccherie, di prepotenze senza sanzione, di “tutti a casa”. Ma anche di isolati atti di coraggio: gli abitanti di Riace hanno invitato i perseguitati a rifugiarsi nel loro comune, salvando col loro gesto la malridotta dignità calabrese.

Anche su Rosarno, come su tutto il resto, il popolo italiano ha iniziato il rassicurante dibattito di rimozione. Calabresi e siciliani hanno dimenticato gli orrori da loro portati in altri paesi (altro che qualche disordine dei neri di Rosarno): decine di migliaia di ragazzi assassinati in tutto il mondo dalla loro eroina; la mafia sanguinosamente introdotta in paesi, come l’Australia o il Canadà, che mai ne avevano sentito parlare; eppure né gli australiani né i canadesi – popoli civili – hanno cacciato siciliani e calabresi. Su questo dovremmo meditare profondamente, e provare anche vergogna.

E’ difficile in questo momento gravissimo proporsi altri obbiettivi che non siano il ripristino dei poteri legittimi su tutto il territorio della Repubblica e la liberazione dall’occupazione militare delle mafie: perché di questo si tratta e non di altra cosa.

In essa, il governo è collaborazionista col nemico. E buona parte della classe politica, o per azione o per inazione, gli tiene mano.

Non c’interessano le loro opinioni su ogni altra cosa, finché questa situazione dura. Siamo in un’emergenza non inferiore a quella del dopoguerra, paghiamo prezzi altissimi e più alti ancora ne pagheremo (basti pensare al ruolo dell’Italia nella comunità delle nazioni, a quell’essere ributtati nel ruolo dell’Italian Fascist ridicolo e feroce).

Davvero quel che chiamate politica è politica? Che problemi concreti si stanno risolvendo, o perlomeno affrontando, uno solo? Ci sono altre forme di politica reale, qui e ora, che non siano in un modo o nell’altro riconducibili a una ribellione?

C’è una guerra civile a bassa intensità, dei ricchi contro i poveri e dei poveri fra di loro. Assume nomi e colori differenti, fra nord e sud, fra “italiani” e “stranieri”, ma è sempre sostanzialmente la stessa. Nasce dall’abbandono della politica (sostituita da simil-politiche fittizie e da “partiti” e “istituzioni” d’accatto) e finirà con il ritorno della politica, cioè di noi stessi.

Accadono alcune cose politiche (lo sciopero del primo marzo è una, l’antimafia sociale è un’altra) e cresce l’intuizione fra i giovani che bisogna organizzarsi, fare qualcosa. Ma non abbastanza in fretta. Razzisti, leghisti, mafiosi, piduisti, ladroni d’ogni risma e vecchi puttanieri lavorano alacremente a divorare la Repubblica, a distruggerne l’anima, a renderci come loro. Non consideriamolo normale. Organizziamoci di conseguenza.

R.O.

Piove, piove…

23 dicembre 2009

Piove Piove Lento Lento – Coro delle Mondine di Correggio

acclimatatamente,
Cthulhu

Pressapochisti.

13 dicembre 2009

Procedere allo sbaraglio e riuscire nella propria impresa richiede del genio innato ed ineffabile, od almeno grandi quantità di fortuna.

Gli altri, quelli “normali”, per ottenere dei risultati, devono impegnarsi. Applicarsi, studiare, identificare ed imparare ad utilizzare gli strumenti adatti. In caso contrario, nella maggior parte degli sviluppi, si arriverà ad un nulla di fatto, ad una approssimazione insoddisfacente per le parti coinvolte, o addirittura al punto in cui le condizioni favorevoli svaniscano o anche arrivino a tramutarsi in sfavore totale.

A causa della imperdonabile, poiché consapevole, negligenza di chi crede di poter diventare salvatore dall’oppressore da un giorno all’altro, improvvisando con mezzi di fortuna, il torto che si sta goffamente cercando di riparare ne potrebbe uscire ancor più saldo e rafforzato.

Se si decide di voler porre fine alla vita di un uomo – senza voler qui tergiversare su quanto questo sia leggittimo, moralmente corretto, etc etc – che lo si faccia pure. Consapevoli delle conseguenze che questo comporta per se e per gli altri, ma sopratutto con criterio.

La storia dell’uomo è ormai talmente vasta ed antica che di rado non riesce ad esserci maestra. Senza dover nemmeno cercare in epoche troppo remote.

infastiditamente,
Cthulhu

Internet For Peace

7 dicembre 2009

Nel mondo virtuale:

Abbiamo finalmente capito che internet è molto di più di una rete di computer. E’ una rete senza fine, di persone.

Uomini e donne da ogni angolo del pianeta si connettono tra loro, grazie alla più grande interfaccia sociale mai conosciuta dall’umanità. La cultura digitale ha gettato le basi per un nuovo tipo di società. E questa società sta facendo evolvere il dialogo, il confronto ed il consenso tramite lacomunicazione.

Perché la democrazia ha sempre prosperato la dove vi è apertura, accettazione, discussione e partecipazione. Ed il contatto con gli altri è sempre stato l’antidoto migliore contro l’odio ed il conflitto.

Ecco perché Internet è uno strumento di pace.

Ecco perché chiunque la usi può spargere i semi della non-violenza.

Ed ecco perché il prossimo Premio Nobel per la Pace dovrebbe andare alla Rete.

Un Nobel per ciascuno di noi.

Da http://internetforpeace.org/manifesto.cfm

Nel mondo reale:

9 ottobre 2009: Barack Obama insignito del premio Nobel per la pace (http://nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/2009/)

18 novembre 2009: Obama admits delay on Guantanamo (http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/8366376.stm)

24 novembre 2009: Obama administration won’t sign landmine ban (http://www.msnbc.msn.com/id/34136023/ns/politics-white_house/)

1 dicembre 2009:  Obama to Outline Plan to Send 30,000 Troops to Afghanistan Over Six Months (http://www.foxnews.com/politics/2009/12/01/obama-outline-plan-send-troops-afghanistan-months/)

comparatamente,
Cthulhu

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